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SOS

Se un’emittente televisiva locale vi chiedesse di occuparvi di una rubrica culturale dedicata ai libri come organizzereste il format?

SOS: qualsiasi consiglio mi aiuterà!


Senza paglietta …

Spazio spazio io voglio, tanto spazio
       per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
       errare e saltare il fosso
       della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini 

 

Ieri sono stata al mare, era il mio sabato libero.
C’era così tanto vento che la paglietta cadeva e volava, dovevo stare attenta che nessuno la calpestasse.

Anni fa non amavo il mare, non so perché ma mi faceva sentire a disagio. Non aspettavo che arrivasse l’estate né riuscivo ad andare oltre le apparenze.

… perché andare al mare non significa abbronzarsi e tornare a casa più belle…

Con gli anni il mio sentimento è cambiato e ieri mi sono accorta che sarei voluta restare “lì” per sempre.

Isolata. Silenziosa. Libera

Perché ho scelto un roccia, soltanto un pezzettino, e sono rimasta lì. Ho preso un libro di poesie e ho iniziato a leggere a voce alta, come una bambina dispettosa, senza che mi importasse che qualcuno mi sentisse.

E il rumore delle onde trasportate dal vento, le gocce d’acqua che delicatamente hanno bagnato le pagine del libro erano un sollievo.
In quel momento non c’era nessun fastidio.
È diversa la mia vita ora, continuo ad apprezzare le piccole cose come un tempo, ma le amo in maniera differente, continuo a non essere capita ma ne importa sempre di meno. E tengo sospese le parole come se persone non le meritassero. E leggo tra le righe, ascolto suoni mai ascoltati, recupero il tempo perso: ho un conto in sospeso con il mio mare.

 


Domani è un altro anno

Come si fa a valutare un anno appena passato?
Giorni e giorni pieni, difficilmente individuabili per tutte le cose successe, per i momenti belli e [forse] indimenticabili, per tutti i momenti più brutti e sempre impressi nella memoria.
Questo 2010 è stato uno degli anni più importanti della mia vita.

È stato l’anno della verità.

Un anno in cui ho capito che le cose più scontate, le amicizie che credi faranno sempre parte della tua quotidianità scelgono percorsi differenti da quelli che scegli tu, non sono più tanto sicure, non sono più sotto il tuo controllo.

… e tutto quello che è stato per anni certo e sicuro, ogni tua verità è sfumata in piccoli errori, dubbi, è diventata una bolla di sapone …

È stato un 2010 in cui ho costruito le fondamenta della mia vita. Una laurea da “vendere” in ogni campo, vedermi davanti allo specchio appassionata in settori che mai avrei pensato mi piacessero, scoprire che il 2010 è un inizio per una nuova vita, sicuramente migliore.  Un anno in cui ho amato la mia multisettorialità, le mie tante contraddizioni creative. Durante questo vecchio e ormai logorato anno ho imparato ad amare i miei limiti, a vendere ogni mia capacità con il sorriso, a non chiedere niente agli altri per non rimanere delusa.  Ho imparato che chi pensi non ti abbandonerà mai potrebbe farlo, senza cattiveria, ma perché ama più se stesso di te; ho capito quanto ho desiderio di conoscere, vedere, sapere …

Ho amato appassionatamente e pianto come poche volte è capitato.

Ma la cosa più importante in assoluto di questo 2010 è l’aver ri-acceso il mio più grande sogno, l’aver capito che non sono niente, che non sarei la vera me senza la mia sete di scrittura, la mia voglia di riempire pagine, di inventare storie, scoprire, giocare con le parole. Ho imparato che posso essere tutto, ma che se smetto di coltivare la mia sete di scrittura [come ho fatto in questi tanti anni] non sarei sincera, non sarei felice.

E gli occhi spenti e senza riflesso, che ho avuto durante gli anni passati, forse d’ora in poi non si vedranno più!
Welcome 2011!!!


Il mio natale …

Non si tratta di essere romantici. È solo che amo il Natale.
Mi è sempre piaciuta la festa in sé, non per ricevere regali né perché si va in chiesa “fingendo” di essere contenti di non essere altrove.
Mi piace il natale perché inconsciamente mi aiuta a sentirmi migliore, mi spinge a comportarmi diversamente rispetto al solito.
È una festa in cui non mi sento di pensare a me, di trascorrere le giornate come voglio. Nel mese di dicembre esistono gli amici a cui fare il regalo, i famigliari con cui non discutere, gli auguri gratis.

Perché il regalo per un amico non è soltanto qualcosa di commerciale e ipocrita, ma significa pensare a quella persona, dedicarle del tempo, scegliere, girare, scambiare, vedersi in compagnia di una tazza di tè. È un ricordo che porterai quando cambierai casa o che ti farà pensare ad una persona lontana.
Il regalo è anche un legame.

Il natale per me è rivedere chi mi manca, non trattenere le lacrime (sentendosi stupide) dopo che l’amica che non vedi da soli due mesi viene a casa tua per salutarti, è uscire più spesso con la tua famiglia.

Talvolta si critica una festa perché la si pensa solo per il suo lato commerciale, ma per me non è così.
Mi rende felice fare gli auguri a chi mi conosce poco, ma con chi condivido una parte della mia vita, non mi pesa uscire in giro e sentire canzoni natalizie e sconosciuti con pacchetti tra le mani; adoro scambiare i regali, commercializzarmi un po’, sorridere più volte al giorno.

E non perché sono buonista.
Per me il natale è questo, e a tutti (anche se non vi conosco di persona) auguro di trascorrere delle feste ricche di serenità.


Di chi ha troppe cose da fare.

Non voglio camminare più in punta di piedi.
Erri De Luca

 

Mi piace che ieri ero pessimista e in preda al panico e oggi sprizzo di ottimismo e positività.

… che le contraddizioni spesso sono una gran bella cosa ….

Perché questo non significa essere lunatici, no. Significa gestire i propri sentimenti in maniera a volte contrapposta, gestire il mio stato di disoccupazione (a volte chiamasi noia) con più sfumature.

E mi piace questa parte di me.

Il crogiolarmi mentre giro da una camera all’altra riflettendo sulla mia vita, sulle prospettive per un futuro da costruire piano piano. E serate trascorse nella più totale agonia, un’agonia prevista, qualche volta assaporata da lontano, e ora appiccicata alla mia pelle. Un’agonia che in quei giorni di sconforto provo a strappare dalla mia pelle con le unghie che non ho, con la forza che non ho.

Ma poi, non so spiegarmi perché, ci sono quei giorni come oggi in cui sono così serena dentro di me che passeggio da una camera all’altra con il sorriso di chi ha troppe cose da fare.

Perché infondo c’è chi non ha un lavoro ma non saprebbe trovare delle occupazioni quotidiane, si annoierebbe da morire e diventerebbe una vittima della televisione. [non che ci sia niente di male, ben inteso].

Di che cosa mi devo lamentare?

Un giorno trascorro il pomeriggio al computer mentre scrivo recensioni sui libri e i film che vedo, sui prodotti che acquisto, navigo alla ricerca di qualcosa di nuovo e a volte mi alieno su una stessa pagina, minuto dopo minuto.
E poi guardo la televisione, anche due telegiornali a serata, e interviste, critiche, riviste di informazione ma anche di gossip … e leggo tanti libri come quando ero adolescente, vedo qualche film, a volte in compagnia di un abbraccio, a volte sola con le gambe distese per non aver dolori muscolari.
Vado in palestra due volte la settimana (fra poco le due volte diventeranno tre) e mi diverto tantissimo. Esco con le poche amiche che mi sono rimaste, quelle che mi regalano momenti veri e sinceri, che mi ascoltano perché hanno piacere di farlo, senza secondi fini. Il sabato o la domenica mangio la cosa che più mi piace, la pizza, e nel mentre coltivo sentimenti che mi riempiono il cuore. Ogni lunedì faccio il mio solito turno di volontariato e ogni venerdì del mese frequento un corso di formazione che mi affatica la mente ma mi permette di conoscere persone meravigliose.

Dimentico tutto ciò che in questo momento non mi rende serena, e penso che oggi mi piaccio per tutte le mie contraddizioni.

… Per le volte in cui mi sento fortunata e mi accontento, ma anche per le volte in cui vorrei una via di uscita che invece non c’è e aspetto che passi la mia tristezza …

Oggi non ho nessun perché. Oggi leggo Jane Austen e mi basta.


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