Quello che non ho.

Mi sembra di perdere tutte le sicurezze che ho.

È una sciocchezza, è vero, ma ho paura ugualmente. Ho passato tre anni fuori casa e ho vissuto come se fossi sola da sempre. Certe volte l’indipendenza mentale non conta. In quei tre anni facevo tutto quello che volevo. Mi svegliavo in assoluto silenzio, e non c’era mia madre che parlava con i miei fratelli discoli. Mangiavo all’ora che mi andava, e soprattutto spolveravo e pulito ai miei orari. Non c’era nessuno a dirmi quello che dovevo e NON DOVEVO fare, ed era bello gestirmi da sola.  Avevo una stanza tutta per me, e mia sorella non era lì a condividere nulla. Sono rimasta in quell’ambiente anche se potevo tornare a casa, e ho aspirato tutto il silenzio che  mi rendeva migliore. Il fine settimana ritornavo a casa e m’infastidivano i rumori, le discussioni. Mi sentivo in colpa di quello che provavo, perché la mia famiglia numerosa mi dava fastidio.

Mi disturbava.

Poi sono ritornata a casa mia, e mi sono riabituata a tutti loro. Ho costruito tante cose in questi anni. Nuove amicizie nel mio paese, attività di volontariato, la palestra tre volte a settimana, e soprattutto ho imparato nuovamente a urlare per farmi capire a pranzo e a cena. Sono ritornate le polemiche, i dialoghi sempre attivi, le lotte per guardare la televisione, sky e le troppe partite di contorno alle giornate. Perché AMO LA MIA FAMIGLIA. E amo anche il mio paese. Che non offre niente, ma che mi permette di essere serena e non sempre insoddisfatta.

Qualche giorno fa ho scoperto di aver vinto una borsa di studio compresa di alloggio, ed è molto probabile che dovrò riandare a vivere fuori. Mi sento ridicola. Sono comunque vicina a casa mia, e questa opportunità non ho mai immaginato di poterla ricevere. Mi sono paralizzata dalla sorpresa e tuttora penso che non sia possibile. Non è possibile che farò il mio ultimo anno all’università con tutti questi vantaggi. Io di vantaggi non ne ho mai avuto.

La felicità è intrisa di paura. Nuove cose per me, nuovo adattamento. Ed è strano perché sino a qualche giorno fa non vedevo l’ora di andare via da qui. Ed è strano sapere che devo pensare al trasloco. A tutto quello che ho nella mia casa e che lì non ci sarà. E niente più viaggi quotidiani, niente più panini tra i banchi, NIENTE PIU’ SACRIFICI.

Mi potrò svegliare un’ora prima di una lezione, e potrò andare dalla mia tesista ogni qualvolta ne avrò voglia.
Non potrò iscrivermi in palestra. E mi trovavo bene. C’erano le mie amiche ed era un’occasione per vederle. Nel mio paese c’erano mille cose che mi piacevano.

Sono PAZZA.

Quello che non ho,

è quello che non mi manca.

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23 thoughts on “Quello che non ho.

  1. Situazione che ben conosco… alla fine non siamo obbligati a prendere i treni che passano. Ma io l’ho preso. Non mi sarei mai perdonata se l’avessi lasciato correre via senza fare nulla. Continua a mancarmi tutto. Ma resta la speranza di tornare, quella resta sempre.
    In fondo, ricorda, nulla dura in eterno. E potrai sempre ritornare sui tuoi passi.
    In bocca al lupo

  2. mi ricordi gli anni che studiavo fuori e mi mancava da morire il mio paese e la mia famiglia.
    Io non sono stata forte e sono tornata chiedendomi spesso come sarebbe andata…
    tieni duro..datti una possibilità..
    in bocca al lupo…
    e teniamoci aggiornate

  3. pazza? ma no perchè?
    ad un certo punto ti sei accorta quanto valgono i valori della famiglia
    vivere da soli…bisogna imparare a convivere con se stessi e con il silenzio
    le strade purtoppo non sono mai come le vorremmo noi
    ma se la meta stà dall’altra parte
    allora bisogna percorrerla
    oppure….cambiamo meta
    🙂 è una scelta, e benvenga la paura, è quella che ci spinge ad agire..

  4. * kokeicha: Si, è giusto non tirarsi indietro, ed è importante il cambiamento. é bello cmq essere capite. 🙂

    * aquilotta71: Mi darò una possibilità, come è giusto che sia. Alla fine queste opportunità capitano solo ora, e me ne pentirei in futuro.

    * Irish Coffee: Ho uno strano rapporto con la paura. Delle volte mi piace, perchè mi rende forte. e mi aiuta a essere coraggiosa, e testarda. Delle altre mi spaventa a tal punto che vorrei solo fuggire.

  5. Anch’io studio lontano da casa… la mia non è stata proprio una scelta, ma quasi un obbligo se volevo continuare gli studi all’università nella facoltà da me prescelta. Devo dire che sebbene anch’io viva bene da sola, mi manca moltissimo il mio paesello d’origine. Per la mia famiglia provo le stesse tue sensazioni quando torno per un po’ a casa… Si è spesso combattuti tra il senso di sicurezza che ci dà essa e la voglia di libertà e indipendenza che abbiamo invece bisogno per vivere la nostra di vita. Ad ogni modo, cogli l’occasione e non farti inghiottire dalla paura dell’ignoto e di come saranno le cose fuori dal “nido”. La famiglia sarà sempre pronta ad aspettarti a braccia aperte, le occasioni della vita a volte, invece, passano solo una volta. Meglio non sprecarle.

  6. La famiglia resta sempre un punto di riferimento importante, anche con le discussioni e il caos rappresenta il nido, il luogo sicuro dove la paura ha meno potere su di noi. Ma in fondo, per crescere, con la paura bisogna imparare a conviverci, a volte vinciamo noi, a volte essa è un po’ più forte e ci scoraggia, ma basta porsi degli obiettivi, basta trarre un bel respiro e farsi coraggio, pensando che ogni tanto si può tornare a casa a ricaricare le batterie.

    In bocca al lupo 😉 non farti bloccare dalla paura, molte paure siamo noi a crearle e ad alimentarle, perciò le si può superare. Ma la paura non sempre è una cosa negativa, ci aiuta a ragionare meglio e a cercare di capire con attenzione la realtà che ci circonda e le scelte che dobbiamo fare.

  7. * Manu: il tuo commento mi ha fatto molto piacere, è molto sentito. Sai, io sono andata a vivere fuori da casa non per obbligo ma per frequentare meglio le lezioni. Non me ne sono pentita. Ho continuato a studiare viaggiando tutti i giorni, e lì è iniziata una nuova parte della mia vita. una parte che ho amato molto. Per quello ho scritto questo post, perchè sono malinconia nell’indole, e spesso mi intristisco per sciocchezze. (e so chi sta peggio di me).
    La mia famiglia mi accoglierà sempre, lo so.

    * Taglia: La famiglia è insostituibile. soprattutto la mia. Rumorosa, polemica, incasinata per le troppe voci che si parlano sopra. è una famiglia che ha mille pregi (anche se faccio finta di niente il più delle volte) e non potrei chiedere di meglio. 🙂

  8. Anche se per motivi diversi e in fasi di vita diverse capisco il tuo sentire. Io amo profondamente la mia terra e le persone che mi stanno vicino, famiglia amici, colleghi di lavoro e qualsiasi persona che anche con un sorriso riesce a trasmettermi qualcosa. Nonostante questo sento il bisogno di un po’ di spazio per me, da dedicare alla mia persona e nonostante abbia molto, forse tutto, a cio’ che invece sento che mi manca. Ma poi vengono i sensi di colpa perche’ mi sento egoista e penso che gli altri hanno invece bisogno di me e io di loro… insomma e’ una sorta di cane che si morsica la coda.
    Non sempre e’ facile seguire il proprio “sentire” perche’ talvolta comporta scelte diverse per una sola opportunita’.
    Un caro saluto
    Dona

  9. Il tuo discorso dimostra che dovunque ci si possa trovare è importante adattarsi. Proprio perché hai già vissuto entrambe le situazioni dovresti rassicurarti che non c’è nulla da aver paura.
    Per quanto mi riguarda posso solo consigliarti di non sciupare alcuna opportunità, dopotutto anche stando dove si è non si può fare a meno di razionare il tempo con le persone care, e ci sono mille modi per tenersi in contatto. 😉

  10. Mi pare tutto a posto. Voglia di “crescere” e nello stesso tempo paura di farlo. Ma la distanza non cancella ciò che hai scritto nel cuore, cancella solamente ciò che hai disegnato quel giorno su un vetro appannato.
    Ps: ce ne fossero di “pazzi” in giro come te! 😉

  11. Posso capire il tuo senso di malinconia…
    Io avrei tutti i requisiti per accedere agli alloggi universitari tramite una borsa di studio…peccato che manca solo l’adepimento della clausola: “i 90 minuti di viaggio, non comprensivi di attese!”…eh sì, perchè quando aspetto il treno in stazione stò comodamente seduta su un divano, e quando poi aspetto il bus in mezzo alla strada, sono avvolta in un caldo piumone sorseggiando un the tiepido…cose da pazzi. Considerrando che con le pause ce ne metto anche più di 90, di minuti!
    Tuttavia..a parte le barzellette amministrative, non sono così triste di non esservi idonea..non avrei mai potuto lasciare il karate, i miei affetti, i miei cani. Preferisco farmi 3 ore totali di viaggio al giorno, ma nulla vale quanto quello che ho qui. Forse sono una voce in controtendenza, ma finchè potrò realizzarmi senza allontanarmi troppo, credo che starò meglio…
    |*.*|

  12. * KarmaBurning: Si si, ci sono tanti modi per mantenere i contatti, basta organizzarsi. E poi so già che per come sono vivrò in due posti contemporaneamente e questo “sdoppiamento” posso sfruttarlo a mio favore 🙂

    * spaziocorrente: “Ci fossero tanti pazzi in giro come me?” questo è un bellissimo complimento. Thanks

    * celiapiuma: La mia università dista 70 km dal paese in cui vivo. Impiego un’ora e mezzo ad arrivare per via delle BELLISSIME curve della Sardegna che mi fanno fare un viaggetto niente male. Ci sono abituata, dopo tanti anni, e ti dirò che ti capisco. Ti capisco quando dici che infondo non ti dispiace. Quando si è romantici e malinconici è difficile lasciare quello che hai. tu sei così? 🙂

  13. la paura fa parte della vita, ed è vero che tutti noi abbiamo un pò paura di questa parola, della vita…
    è un bene usarla come spinta, anzi forse è la spinta giusta
    alla fine, se ci pensi, abbiamo paura di quello che non conosciamo, o almeno è così che pensiamo
    in realtà sappiamo già tutto, sappiamo già che decisione prenderemo e la strada che percorreremo
    nello stesso istante in cui qualcosa ci farà paura
    prova a farci caso…
    buon giovedì

  14. Beh, sicuramente sarà un’opportunità unica alla quale alla fine difficilmente dirai di no e soprattutto ti pentirai. Il vivere fuori sede è una delle cose che forse mi è più mancato, ma abitando a Roma…era praticamente irrealizzabile come soluzione, vista l’ampia scelta universitaria della Capitale.

    Ho sempre provato un pò di invidia per i miei compagni fuori sede, anche se alla fine vedevo solo la parte “ludica” della loro situazione: zero problemi, zero complicazioni, completa autonomia e cazzeggio h24. Non mi sono mai soffermato però sui sacrifici che qualcun’altro (genitori) solitamente fanno per mantere i figli fuori sede.

    Comunque sia…in bocca al lupo per questa nuova avventura!!!!

  15. * Irish Coffee: la paura ti spinge ad andare avanti 🙂

    * anarchia99: Sto pensando alla parte ludica della mia esperienza da fuori sede. Non è un granchè sai? però sono d’accordo quando dici che questa parte di vita ti è mancata. Io penso che viaggiare tutti i giorni per studiare sia “divertente” se lo fai in compagnia. Io ho un’amica di disavventure, studia con me e abbiamo condiviso tutte le nostre esperienze studentesche. Ecco, ci sono tanti momenti belli: pullman persi, uscite sotto la pioggia e senza ombrello, pranzi consumati insieme, saluti in pullman senza sapere nemmeno i nomi. E poi risate, melodrammi, foto …
    mille cose belle.
    Bisogna pensare a questo, lasciando perdere i disagi del pendolare.

    • Ho sempre visto lo stare fuori sede come un anticipo, un assaggio della vita da “persona matura indipendente”. Credo che un’esperienza del genere ti aiuta a crescere e a responsabilizzarti. Non che senza sei perso, ma sicuramente avrai qualche difficoltà maggiore, anche solo per il fatto di non averlo mai fatto.

  16. NON SEI AFFATTO PAZZA.
    E’ così che funziona.
    un po’ sempre.
    per renderci conto di ciò che abbiamo dobbiamo privarcene per un po’
    e solo dopo riusciamo ad apprezzarlo.

    in bocca al lupo comunque!
    vedrai che sarà sempre un’esperienza bellizzima!!
    🙂

  17. Beh…se tu sei pazza io dovrei essere regina dei pazzi…giovedì ho lasciato tutto ciò che amo per inseguire un sogno di 6 mesi a Parigi, ma che per ora, obiettivo a parte, purtroppo nulla ha del sogno…mi mancano gli affetti, mi manca l’amore, mi mancano i visi familiari dei vicini…e anche quelli di coloro che non sopporto…
    Mi manca la mia città, mi manca la mia Italia, che sotto alcuni punti vorrei rinnegare…ma è pur sempre casa…

  18. Ecco, non vedo la pazzia nell’aver bisogno delle proprie radici (e se te lo dice una che vive a migliaia di km di distanza dal post dove è nata, ti puoi fidare)
    🙂

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