Colpire dove non puoi difenderti

Tu eri la verità, il mio confine, 
                   la mia debole rete,
                   ma mi sono schiantata
contro l’albero del bene e del male,
ho mangiato anche io la mela
della tua onnipresenza
e ne sono riuscita
vuota di ogni sapienza 

Alda Merini 

 

Quando arriva la sconfitta smetti di pensare. Smetti di credere. Di ridere.
Arriva senza preavviso, senza un motivo valido, ti colpisce dove non puoi difenderti.

È una sconfitta lenta, agghiacciante, che ti leva il terreno in cui cammini ogni giorno da tempo, serenamente. È una sconfitta che vorresti distruggere, prendere a calci, morsi e pugni.
Inutile.
Troppo tardi. Ti ha annientato.

Strano come qualcosa di così astratto possa avere così potere. Strano quanto reale.

… eppure litigare spesso aiuta a spiegarsi, conoscersi, capirsi … aiuta a trovare una stabilità di coppia più pura e giusta, di quelle che ti fanno andare avanti per un percorso definito.
Ma io dal litigio ne sono uscita sconfitta.

Senza avere offeso, senza aver ricevuto una parola più mite o soltanto più leggera, con sola indifferenza.

Il peso delle parole rimbomba dentro la mia testa, dopo una notte insonne e priva di forze.
Non trovo consolazione nella mia sconfitta. Solo rabbia per una debolezza che non vorrei avere. E certezze che mi passano davanti mentre mantengo congelate lacrime che oggi non sono meritate.

 

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Senza paglietta …

Spazio spazio io voglio, tanto spazio
       per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
       errare e saltare il fosso
       della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini 

 

Ieri sono stata al mare, era il mio sabato libero.
C’era così tanto vento che la paglietta cadeva e volava, dovevo stare attenta che nessuno la calpestasse.

Anni fa non amavo il mare, non so perché ma mi faceva sentire a disagio. Non aspettavo che arrivasse l’estate né riuscivo ad andare oltre le apparenze.

… perché andare al mare non significa abbronzarsi e tornare a casa più belle…

Con gli anni il mio sentimento è cambiato e ieri mi sono accorta che sarei voluta restare “lì” per sempre.

Isolata. Silenziosa. Libera

Perché ho scelto un roccia, soltanto un pezzettino, e sono rimasta lì. Ho preso un libro di poesie e ho iniziato a leggere a voce alta, come una bambina dispettosa, senza che mi importasse che qualcuno mi sentisse.

E il rumore delle onde trasportate dal vento, le gocce d’acqua che delicatamente hanno bagnato le pagine del libro erano un sollievo.
In quel momento non c’era nessun fastidio.
È diversa la mia vita ora, continuo ad apprezzare le piccole cose come un tempo, ma le amo in maniera differente, continuo a non essere capita ma ne importa sempre di meno. E tengo sospese le parole come se persone non le meritassero. E leggo tra le righe, ascolto suoni mai ascoltati, recupero il tempo perso: ho un conto in sospeso con il mio mare.

 

L’amore secondo Eva

Non è per le sue maniere gentili ed attente o per la sua delicatezza che lo amo. No, sotto questo punto di vista, ha notevoli carenze, ma va bene così, e inoltre sta facendo miglioramenti […] Non è per la cultura che ha che lo amo – proprio no. E’ un autodidatta e, a onor del vero, sa un’infinità di cose, che tuttavia non sono vere. Non è per la sua galanteria che lo amo – no, proprio no.  Mi ha fatto la spia, ma io non gliene voglio; penso che sia una caratteristica del suo sesso, credo, e non è stato lui a creare il mio sesso.

E allora quale è mai la ragione per cui lo amo? Semplicemente perchè è maschio, credo. E’ questione di sesso, credo. […] Si, penso di amarlo per la semplice ragione che mi appartiene e che è maschio. Non ne esiste altra, mi pare. Per questo quindi penso sia vero quello che ho detto fin dall’inizio: che non sono stati nè i ragionamenti, nè le statistiche a dar vita a questa di forma di amore. Semplicemente accade – nessuno è in grado di sapere come – e non lo si riesce a spiegare. E non ce n’è bisogno.

Mark Twain
Il diario di Eva

Il mio natale …

Non si tratta di essere romantici. È solo che amo il Natale.
Mi è sempre piaciuta la festa in sé, non per ricevere regali né perché si va in chiesa “fingendo” di essere contenti di non essere altrove.
Mi piace il natale perché inconsciamente mi aiuta a sentirmi migliore, mi spinge a comportarmi diversamente rispetto al solito.
È una festa in cui non mi sento di pensare a me, di trascorrere le giornate come voglio. Nel mese di dicembre esistono gli amici a cui fare il regalo, i famigliari con cui non discutere, gli auguri gratis.

Perché il regalo per un amico non è soltanto qualcosa di commerciale e ipocrita, ma significa pensare a quella persona, dedicarle del tempo, scegliere, girare, scambiare, vedersi in compagnia di una tazza di tè. È un ricordo che porterai quando cambierai casa o che ti farà pensare ad una persona lontana.
Il regalo è anche un legame.

Il natale per me è rivedere chi mi manca, non trattenere le lacrime (sentendosi stupide) dopo che l’amica che non vedi da soli due mesi viene a casa tua per salutarti, è uscire più spesso con la tua famiglia.

Talvolta si critica una festa perché la si pensa solo per il suo lato commerciale, ma per me non è così.
Mi rende felice fare gli auguri a chi mi conosce poco, ma con chi condivido una parte della mia vita, non mi pesa uscire in giro e sentire canzoni natalizie e sconosciuti con pacchetti tra le mani; adoro scambiare i regali, commercializzarmi un po’, sorridere più volte al giorno.

E non perché sono buonista.
Per me il natale è questo, e a tutti (anche se non vi conosco di persona) auguro di trascorrere delle feste ricche di serenità.

TU sei TU

Il nostro amore è cresciuto, e noi dove eravamo?
Immersi nella nostra quotidianità non ci siamo soffermati a vederlo crescere.
Perché noi, amore mio, siamo maturati insieme.
E oggi penso al giorno in cui ci siamo conosciuti, penso a come eravamo prima e a quello che siamo diventati ora.

Due giovani spauriti con le porte del cuore aperte.
Due giovani timorosi di soffrire, ma con sete di affetto.

Ed io che credevo di non innamorarmi mai, di vivere di altro.

Oggi penso a come ci siamo conosciuti.

Noi due, spiritosi e stupidi, noi due, senza niente da perdere.

Adesso di cose da perdere ne ho molte, e lotterei per non lasciarle fuggire via  Queste cose riguardano te, te che sei entrato nella mia vita con passi silenziosi e delicati, attento a non farmi male, attento a non farmi cadere.

…che la malinconia e i ricordi spengono l’umore, ma oggi mi rendono serena….

E penso a quando ci siamo conosciuti, a quando ci siamo sfiorati senza toccarci, raccontandoci piccole parti di noi.
E la nostra voglia di scoprirci, le mille parole non dette.
Accendere il computer solo per sentirti, restare a casa solo per parlare con te, te che eri uno sconosciuto e potevi restarlo.
E poi la tua spontaneità al telefono, la tua voglia di farmi ridere.

Conquistarmi lentamente.

Come ho fatto a capire da subito che persona straordinaria eri? Io che non rischio, che non ho fiuto per queste cose.

E come si può restare stregati e contenti di esserlo?

Ricordo la paura dell’inizio. Al primo appuntamento sono tornata a casa con il pensiero che l’indomani non ti saresti fatto sentire, vittima di attenzioni di una sera, e qualche giudizio affrettato.
Non è stato così, anche se ogni giornata era una continua paura di perdersi, di non capirsi.
La paura di essere diversi, di restare vicini con le sensazioni, e smarrirsi tra principi discordi.
Alcune paure se l’è portate via il vento della nostra lontananza, altre se l’è trascinate la corrente esperta del mare.
Il mare delle nostre isole, dei nostri giochi in acqua, e delle nostre serate importanti.
I contabaci in tilt, i telefoni sempre accesi per stare insieme, le fotografie per ricordare ogni attimo.
E poi quella paura notturna che non ti lasciava mai, nemmeno per sognare.

La paura accompagnata alla serenità di viverti.

Perché noi siamo cresciuti insieme, con i nostri difetti e le nostre mancanze di ragazzi inesperti; con i nostri umori e la testardaggine a far da guida ad ogni discorso.
Siamo maturati sentendoci dentro l’un altro anche quando eravamo divisi, e siamo diventati migliori in ogni cosa della nostra vita.

Disillusi, spaventati.
Ricreduti sull’amore.

Ci siamo compresi, supportati, consolati. Ci siamo salvati a vicenda come due amanti, due amici d’infanzia,  due complici beffardi che deridono i pericoli e se ne giocano. Ci siamo lavati da tutte le nostre diffidenze e abbiamo costruito un rapporto basato sul rispetto, la fiducia e la sincerità.

E oggi penso a come ci siamo conosciuti, e mi sembra impossibile tutto questo.

Perché tu sei tu, e io non potevo saperlo quel giorno in cui abbiamo parlato per la prima volta.
Tu sei tu e lo scopro ogni giorno che vivo insieme a te.

Io non ho bisogno di denaro

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini