#Nessuna aspettativa, soltanto ballerine.

Ho aspettato mesi per sapere la data ufficiale della premiazione.

Mesi di attesa senza false speranze.
Mesi di preparativi, impegni, scadenze.

Email spedite senza ricevere risposta sulla data certa.
Non mi aspettavo di vincere, però il pensiero di Milano c’era sempre.
Ogni mattina, ogni notte.

Finalmente la data.

L’adrenalina al massimo, perché una volta preso l’impegno non si poteva tornare indietro.

Destinazione Milano.

Più volte ho pensato di non essere all’altezza, di deludere la mia famiglia e chi ha creduto in questo progetto.
Una volta arrivata lì, mi sono sentita sola.
Non è stata la prima volta. Anni fa mi sono sentita abbandonata e sola, in più occasioni.
Ma lunedì scorso è stato diverso. Mi sono sentita sola sì, ma sotto gli occhi di tutti.
Sola su un palco da “riempire” e una folla di persone da accontentare.
Ho superato un grande ostacolo, e dovrei pensare a questo.
Dovrei pensare all’emozione forte di parlare davanti a duemila persone che ascoltano solo te, e con un ministro vicino che, magari finge, ma sente solo te.
È un ricordo che resterà impresso nella mia vita per molto; un ricordo troppo importante per finire nel dimenticatoio delle esperienze.

Ora non riesco a pensare alla delusione, all’abbandono, a tutte le paure di quella giornata.
Non riesco.
Penso che è  FINITA un’epopea di mesi e mesi trascorsi a lottare sola contro tutti.
E i tre giorni a Milano sono stati comunque meravigliosi e intensi.

… con il volo cancellato e la paura di non esserci, con la valigia zuppa e io e te sotto la pioggia a chiedere indicazioni ai passanti …

È stata una pessima vacanza, lo so, ma siccome oggi sono triste, voglio pensare all’emozione di salire sul Duomo, noi due mano nella mano per la paura di scivolare. Voglio pensare all’abbondante con verdure, e alla ricerca delle ballerine. Alle foto uscite male, agli sguardi sprezzanti al concorso.
Voglio pensare che i tre giorni a Milano sono stati indimenticabili e speciali, e non importa se non ho/abbiamo vinto, se mi sono sentita umiliata a sola … non importa se non mi sono presa nessuna soddisfazione.

Oggi esistono soltanto quei tre giorni, perché di pensare a cosa ne sarà di me domani non ho proprio voglia.

Noncuranza di te.

Ma un uomo del genere, dico io, è capace, per denaro, di scannare un suo simile! L’ingordigia dell’oro è oggi un morbo diffuso, che finisce con l’abbruttire chi n’è preso.

L’idiota, F. Dostoevskij

Ieri mi sono sentita diversa.

Indifferente, a tratti imbarazzata per questo.

Ho scavato dentro di me per cercare un po’ di comprensione, ma sono arida se ti penso.
Eppure ti volevo bene, e ancora te ne voglio.
Questo non basta per superare la mia indifferenza, perché non riesco a crederti e nemmeno per un momento mi è dispiaciuto vederti in difficoltà.

Mi sento diversa per la totale noncuranza di te, e mi dispiace non per quello che perdo – se perdo – ma perché so che non hai nessuno.
E penso che, nonostante tutto, sono stata io a cercarti per chiarire, per parlare, per provare ad andare avanti.
E in te non ho sentito scuse, nè voglia di rimediare …
Tu che non sai con chi parlare, perché intorno a te hai fatto tabula rasa, e sei circondata da conoscenze frivole e amicizie egoiste, non ti preoccupi di avere quasi trent’anni e comportarti come se ne avessi la metà.
Tutto questo non ti aiuta a capire che sei ancora in tempo per essere quella che nascondi di essere.

e posso difenderti con chiunque, ma non come stessa.

La tranquillità che provo quasi mi fa paura.