Un inutile spreco di forze

Capita che nei momenti in cui dovresti passare ogni giorno a raccontare i cambiamenti della vita getti la spugna e ti arrendi al tempo, quasi come che le parole non avessero più importanza, quasi che tutto ciò che ruota attorno a questi cambiamenti fosse cosa da poco.
Ebbene, forse è la scelta più semplice, forse non raccontare, non scrivere equivale a rifiutarsi al cambiamento stesso come a dire “no, non sta succedendo niente, la mia vita non deve cambiare e continuerò a vivere nella mia solita normalità”.

È un assalto al tempo, un combattere contro i mulini al vento.
Un inutile spreco di forze.

Che tanto poi in quei minuti in cui ti guardi allo specchio sai benissimo come stanno le cose e a te stessa non puoi dire bugie, non puoi mentire. E mica sei scema, lo sai che i giorni passano e così anche i mesi e poi ti ritroverai a perdere tutti questi bei ricordi, tutto quello che ti ha arricchito, deluso, fatto gioire e cambiato.
Non importa, le parole non ti aiuteranno, anche se l’hanno sempre fatto.

Oggi contano solo i libri e aggrapparsi alle loro storie, le uniche che non permettono di pensare.

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e quell’insensata speranza che non sia vero

Hermann è scatenata. Si sente donna manager, lo vedo da come si muove. Ha la terza media, ci scommetto. Questo mondo le ha dato l’opportunità di sentirsi qualcosa. Qualcuno è già un passo successivo, non chiediamo troppo. L’Hermann-Qualcosa ha una sorpresa per noi. Gli obiettivi sono allucinanti, duecento appuntamenti al mese per tutte […] chi raggiunge gli obiettivi avrà premi “misteriosi”. Il senso dell’humor non le manca, almeno quello. Ma il tocco di classe arriva ora.
«Ragazze, sono così sicura che questi obiettivi siano alla vostra portata che ho scommesso con BillGheiz (il boss) che se non li raggiungete mi licenzio.»
Hermann che mette il suo posto di lavoro in gioco per noi! Ma non possiamo accettarlo. È una responsabilità troppo grande sapere che se non raggiungiamo l’obiettivo tu perderai il posto!

È bellissimo e agghiacciante allo stesso tempo. Nessuna delle ragazze si rende conto della manipolazione. Rosina è veramente terrorizzata dall’idea di causare il licenziamento di Hermann con la sua inettitudine sul lavoro. Da domani ci darà dentro, sicurissimo.
Hermann e BillGheiz si lanciano uno sguardo che è un poema di marketing spinto. Sono un’associazione a delinquere e lo vedo solo io. E vabbè, verrà il momento della consapevolezza collettiva.

[…] verrà il mio momento, sarà succulento.

Il mondo deve sapere, Michela Murgia

E continuo a leggere questo libro autobiografico, [dopo aver terminato Sunset park amandolo profondamente]  in una domenica di fine agosto ventilata e piacevole. E penso a quanto sia deprimente capire che Il mondo deve sapere racconta una verità tanto vicina  e reale ai nostri occhi.

Una verità agghiacciante e triste.
Stupida e ingiusta.
Inaccettabile.

# del capire la gente

“Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, senza mitragliatrici e corazze di acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta,e tuttavia non manchi mai di capirla male. 

La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi a vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. […] Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capira male e male e poi male, e dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite….. beh, siete fortunati.”

 

Pastorale Americana

Philip Roth

Ditemi che non è vero!

E’ una strana, è laureata.

Tutta la vita davanti, Paolo Virzì

Mi sembrano passati pochi giorni da quando una sera di inizio settembre ho guardato “Tutta la vita davanti”.
Mi riprometto di rivederlo fra qualche mese, se mi sentirò derubata di ogni parte della mia personalità.
Devo rivederlo se mi sentirò spersonalizzata e spoglia, se non avrò più voglia di andare avanti, se avrò perso ogni ambizione, ogni sogno.

Mi sveglio ogni giorno con il pensiero di quel film, in cui una neolaureata si “accontenta” di lavorare in un call center per mantenersi e non stare senza far niente, e si ritrova in un ambiente in cui ogni lavoratore è robotizzato e apatico. È un film fatto bene, di quelli che ti annientano, ti strappano da uno stato di felicità che alla fine è soltanto un’illusione.
È l’illusione di un futuro che non esiste, di programmi che non puoi fare, di viaggi che non puoi prenotare e che devi rimandare. È uno stato di felicità insulso e bugiardo, in cui devi continuare a centellinare gli spiccioli del portafogli, perché puoi concederti uno spettacolo teatrale al mese, perché due libri insieme non li puoi comprare.

Fra qualche giorno inizierò ufficialmente a lavorare, dopo un mese e poco più in cui lavoricchio e imparo, lavoricchio e imparo.
La scelta di accettare (scelta sofferta, ahimè, scelta soffocata) non abbatte i continui dubbi che ho.
E oggi scrivo perché ho paura di chiudere tutti i miei sogni in un cassetto, di perdere di vista ciò che desidero.
Scrivo perché ho paura, una paura folle di non poter più aver il tempo di scrivere, di dover soffocare le mie piacevoli abitudini. Scrivo perché fino a lunedì c’è stata una vita e so che da martedì ne inizierà un’altra, perché ho fatto un affiancamento in cui mi sono sentita uno stampino tale e quale al collega x, y, z …
Scrivo perché so che non mi piegherò, non diventerò quella che non sono, non farò sorrisi poco sinceri, non barerò né userò carte false pur di avere un profitto.

Non rinuncerò.

E se fossi diventata la protagonista del film Tutta la vita davanti?

Ditemi che non è vero.

Il mio natale …

Non si tratta di essere romantici. È solo che amo il Natale.
Mi è sempre piaciuta la festa in sé, non per ricevere regali né perché si va in chiesa “fingendo” di essere contenti di non essere altrove.
Mi piace il natale perché inconsciamente mi aiuta a sentirmi migliore, mi spinge a comportarmi diversamente rispetto al solito.
È una festa in cui non mi sento di pensare a me, di trascorrere le giornate come voglio. Nel mese di dicembre esistono gli amici a cui fare il regalo, i famigliari con cui non discutere, gli auguri gratis.

Perché il regalo per un amico non è soltanto qualcosa di commerciale e ipocrita, ma significa pensare a quella persona, dedicarle del tempo, scegliere, girare, scambiare, vedersi in compagnia di una tazza di tè. È un ricordo che porterai quando cambierai casa o che ti farà pensare ad una persona lontana.
Il regalo è anche un legame.

Il natale per me è rivedere chi mi manca, non trattenere le lacrime (sentendosi stupide) dopo che l’amica che non vedi da soli due mesi viene a casa tua per salutarti, è uscire più spesso con la tua famiglia.

Talvolta si critica una festa perché la si pensa solo per il suo lato commerciale, ma per me non è così.
Mi rende felice fare gli auguri a chi mi conosce poco, ma con chi condivido una parte della mia vita, non mi pesa uscire in giro e sentire canzoni natalizie e sconosciuti con pacchetti tra le mani; adoro scambiare i regali, commercializzarmi un po’, sorridere più volte al giorno.

E non perché sono buonista.
Per me il natale è questo, e a tutti (anche se non vi conosco di persona) auguro di trascorrere delle feste ricche di serenità.

Di chi ha troppe cose da fare.

Non voglio camminare più in punta di piedi.
Erri De Luca

 

Mi piace che ieri ero pessimista e in preda al panico e oggi sprizzo di ottimismo e positività.

… che le contraddizioni spesso sono una gran bella cosa ….

Perché questo non significa essere lunatici, no. Significa gestire i propri sentimenti in maniera a volte contrapposta, gestire il mio stato di disoccupazione (a volte chiamasi noia) con più sfumature.

E mi piace questa parte di me.

Il crogiolarmi mentre giro da una camera all’altra riflettendo sulla mia vita, sulle prospettive per un futuro da costruire piano piano. E serate trascorse nella più totale agonia, un’agonia prevista, qualche volta assaporata da lontano, e ora appiccicata alla mia pelle. Un’agonia che in quei giorni di sconforto provo a strappare dalla mia pelle con le unghie che non ho, con la forza che non ho.

Ma poi, non so spiegarmi perché, ci sono quei giorni come oggi in cui sono così serena dentro di me che passeggio da una camera all’altra con il sorriso di chi ha troppe cose da fare.

Perché infondo c’è chi non ha un lavoro ma non saprebbe trovare delle occupazioni quotidiane, si annoierebbe da morire e diventerebbe una vittima della televisione. [non che ci sia niente di male, ben inteso].

Di che cosa mi devo lamentare?

Un giorno trascorro il pomeriggio al computer mentre scrivo recensioni sui libri e i film che vedo, sui prodotti che acquisto, navigo alla ricerca di qualcosa di nuovo e a volte mi alieno su una stessa pagina, minuto dopo minuto.
E poi guardo la televisione, anche due telegiornali a serata, e interviste, critiche, riviste di informazione ma anche di gossip … e leggo tanti libri come quando ero adolescente, vedo qualche film, a volte in compagnia di un abbraccio, a volte sola con le gambe distese per non aver dolori muscolari.
Vado in palestra due volte la settimana (fra poco le due volte diventeranno tre) e mi diverto tantissimo. Esco con le poche amiche che mi sono rimaste, quelle che mi regalano momenti veri e sinceri, che mi ascoltano perché hanno piacere di farlo, senza secondi fini. Il sabato o la domenica mangio la cosa che più mi piace, la pizza, e nel mentre coltivo sentimenti che mi riempiono il cuore. Ogni lunedì faccio il mio solito turno di volontariato e ogni venerdì del mese frequento un corso di formazione che mi affatica la mente ma mi permette di conoscere persone meravigliose.

Dimentico tutto ciò che in questo momento non mi rende serena, e penso che oggi mi piaccio per tutte le mie contraddizioni.

… Per le volte in cui mi sento fortunata e mi accontento, ma anche per le volte in cui vorrei una via di uscita che invece non c’è e aspetto che passi la mia tristezza …

Oggi non ho nessun perché. Oggi leggo Jane Austen e mi basta.

# dei momenti NO.

La mente ti mente improvvisamente e le strade che c’erano ieri non sono più niente.

Oceano mare

 

Prima piangevo meno, difficilmente mi scendevano le lacrime. Poi, non so cosa è successo, non so cosa è scattato in me.
Ora capita che le lacrime scendono e mi sento ferita per parole che dovrebbero fortificarmi, farmi arrabbiare, non farmi sentire impotente.
Non so perché queste maledette lacrime scendono e aumentano con gli anni. Mi sfuocano gli occhi e mi fanno perdere il controllo. Si annebbia la mia forza, e poi mi sento peggio di prima.
Piangere non è combattere, è sentirsi nulli.

… con un cuore che batte sempre troppo forte, che crede nelle persone e le perdona, che ingenuamente sogna tempi migliori …

Eppure la gente mente quando dice che sbagliando si impara. Io non ho imparato niente.