Un inutile spreco di forze

Capita che nei momenti in cui dovresti passare ogni giorno a raccontare i cambiamenti della vita getti la spugna e ti arrendi al tempo, quasi come che le parole non avessero più importanza, quasi che tutto ciò che ruota attorno a questi cambiamenti fosse cosa da poco.
Ebbene, forse è la scelta più semplice, forse non raccontare, non scrivere equivale a rifiutarsi al cambiamento stesso come a dire “no, non sta succedendo niente, la mia vita non deve cambiare e continuerò a vivere nella mia solita normalità”.

È un assalto al tempo, un combattere contro i mulini al vento.
Un inutile spreco di forze.

Che tanto poi in quei minuti in cui ti guardi allo specchio sai benissimo come stanno le cose e a te stessa non puoi dire bugie, non puoi mentire. E mica sei scema, lo sai che i giorni passano e così anche i mesi e poi ti ritroverai a perdere tutti questi bei ricordi, tutto quello che ti ha arricchito, deluso, fatto gioire e cambiato.
Non importa, le parole non ti aiuteranno, anche se l’hanno sempre fatto.

Oggi contano solo i libri e aggrapparsi alle loro storie, le uniche che non permettono di pensare.

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Il programma delle ferie

Oggi, ultimo giorno di lavoro, devo assolutamente fare un programma per i miei dieci giorni di ferie:

– dormire tanto e pensare poco;
– leggere almeno due nuovi libri;
– scrivere recensioni e testi validi;
– andare al mare per abbronzare un po’ questo colorito pallido;
– mangiare almeno due/tre volte la pizza;
– spalmarmi sul divano dalle 2 alle 3 ore al giorno;
– fare dieci minuti quotidiani di cyclette;
– NON comprare assolutamente niente.

Dal profondo del mio cuore sento che questa lista potrebbe aumentare …………………………………..

to be continued …

Non ruberete i miei sogni

e  pensò che quando  si è veramente soli è il momento di misurarsi con il proprio io egemone che vuole imporsi sulle coorti delle anime. 

A.Tabucchi 
Sostiene Pereira

Mesi di silenzio e di sbalzi d’umore.
Di attimi spesi fino all’ultimo secondo.
Di occasioni colte.
Di cattive parole vomitate guardandomi negli occhi.

In questi mesi il mio silenzio corrisponde a consapevolezza.
…perché ho capito che l’invidia delle persone che mi circondano non potrà mai finire. E quei sorrisi che mi rendono migliore, fare spallucce con superiorità agli insulti e alle provocazioni alimenta ulteriori gelosie.

E allora, quando si supererà il limite? Quando arriverà il giorno in cui ogni scusa non avrà valore, ogni riappacificazione darà spazio solo a sguardi assenti?

La mia indifferenza è così tagliente che mi ritrovo ad essere felice di dare fastidio, mi piace non guardarvi negli  occhi se mi insultate, non degnarvi di nessuna attenzione mentre vi pavoneggiate senza meriti.
Perché io in questi mesi di silenzio mi sono aggrappata alla disperazione e ho cercato uno spiraglio di luce, una via d’uscita da tutta la mediocrità che mi sta attorno. Ho combattuto per i miei sogni, e me li sono ripresa con forza e amore.
Sogni trascurati e non coltivati, pronti a marcire nel profondo del mio cuore.
Il mio silenzio ha dato spazio a una nuova vita, la vita di una donna che non rinuncerà più!

Tuffarsi in un folle gennaio

In questi mesi di silenzio ho passato il tempo libero a leggere.
Leggere nuovi autori, nuove parole.
Leggere più libri contemporaneamente.
Mischiare generi e copertine, sorrisi e lacrime per storie che d’ora in poi fanno parte di me.

Ho trascurato il blog senza pensare a quanto è bello scrivere un post, e anche se questi mesi sono stati piacevoli e sereni ora sento la mancanza della mia vita cibernetica.
Quando sono stata sul web ho cercato di capire come si fa questa complicata migrazione da un blog di splinder a wordpress .
Punto.

Poi ho aspettato che arrivasse natale con più emozione del solito, felice di sentire una nuova famiglia adorabile e tanta voglia di acquistare regali per tutti.  È stata una fine dell’anno ricca di sorprese e premi, di risparmi forzati aspettando i saldi, di ferie inaspettate e gradite. Una fine dell’anno meno fredda del solito, tra conferme che ti scaldano il cuore e i soliti dispiaceri che lo fanno impazzire.
… e pensierini che desideravi da tanto, visi felici di averti accontentato, risvegli più rilassanti del solito.

Poi è iniziato un folle gennaio. Sono arrivate le spese pazze dei saldi in cui mi sono tuffata come ho sempre sperato di fare, la soddisfazione di aver [quasi] ottenuto l’obiettivo economico che mi ero prefissata il giorno in cui ho iniziato a lavorare, la possibilità di nuovi viaggi in questo 2012.

 E date importanti da festeggiare, un contratto a tempo indeterminato da inaugurare…

Se dopo tutto questo riuscissi a stabilire nuovi obiettivi e nuove sfide con me stessa sarebbe più semplice realizzare i miei sogni. Che si sa che quando arriva il nuovo anno ci si inebria di buoni propositi e belle parole.  Perché  se la lista dei buoni propositi non la si fa a gennaio perderebbe tutto il suo empatico significato.

Sono quasi pronta per stilare l’elenco per il mio nuovo anno!

# del capire la gente

“Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, senza mitragliatrici e corazze di acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta,e tuttavia non manchi mai di capirla male. 

La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi a vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. […] Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capira male e male e poi male, e dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite….. beh, siete fortunati.”

 

Pastorale Americana

Philip Roth

Domenica di niente

Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo
poeta difenditi con ferocia
il tuo sguardo son cento sguardi
che ahimè ti hanno guardato tremando.

Alda Merini

Fra le tante cose che si possono fare durante la domenica io ho scelto di non fare niente. Si, perché più niente non riesco a fare.

Aspetto tutta la settimana che arrivi la domenica e mi riprometto sempre che non mi impigrirò. Leggerò “quel” libro che sta sullo scaffale da troppi mesi, riprenderò a scrivere sul mio primo blog [a cui continuo ad essere affezionata, a cui resto aggrappata come al mio passato], manderò una mail ad un’amica lontana, ricercherò nuovi siti di e-recruitment  [si, sto cercando un nuovo lavoro].
Mi riprometto di fare un’insieme di cose che poi puntualmente non faccio e quando la sera vorrei tornare indietro alle prime ore del mattino, ormai è troppo tardi: una nuova  [brutta] settimana mi aspetta.

La domenica è mia e solo mia.

Non ha uno schema predefinito, non c’è il collega a cui fare il sorriso di malavoglia [e ascoltare i suoi tremendi discorsi che non hanno un filo logico nella vita e nella mente di qualsiasi persona normale esista al mondo], né è presente la mia nuova vita ricca di cinismo tutt’attorno, d’incomprensioni, false attese e alienazione.
È una domenica in cui può starci dentro solo chi amo, solo chi si presenta a casa mia con delle rose senza un motivo preciso se non quello di farmi felice e strapparmi un sorriso vero.
In questa domenica, calda e raffreddata, non c’è posto per le cose materiali, non scrivo parole per qualche euro, non faccio una lista di quello che vorrei comprare durante il mese.

In questa giornata di niente c’è spazio per tutto quello di cui avevo bisogno per sentirmi più leggera!

Senza paglietta …

Spazio spazio io voglio, tanto spazio
       per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
       errare e saltare il fosso
       della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini 

 

Ieri sono stata al mare, era il mio sabato libero.
C’era così tanto vento che la paglietta cadeva e volava, dovevo stare attenta che nessuno la calpestasse.

Anni fa non amavo il mare, non so perché ma mi faceva sentire a disagio. Non aspettavo che arrivasse l’estate né riuscivo ad andare oltre le apparenze.

… perché andare al mare non significa abbronzarsi e tornare a casa più belle…

Con gli anni il mio sentimento è cambiato e ieri mi sono accorta che sarei voluta restare “lì” per sempre.

Isolata. Silenziosa. Libera

Perché ho scelto un roccia, soltanto un pezzettino, e sono rimasta lì. Ho preso un libro di poesie e ho iniziato a leggere a voce alta, come una bambina dispettosa, senza che mi importasse che qualcuno mi sentisse.

E il rumore delle onde trasportate dal vento, le gocce d’acqua che delicatamente hanno bagnato le pagine del libro erano un sollievo.
In quel momento non c’era nessun fastidio.
È diversa la mia vita ora, continuo ad apprezzare le piccole cose come un tempo, ma le amo in maniera differente, continuo a non essere capita ma ne importa sempre di meno. E tengo sospese le parole come se persone non le meritassero. E leggo tra le righe, ascolto suoni mai ascoltati, recupero il tempo perso: ho un conto in sospeso con il mio mare.