Prima tappa in Sicilia

Dopo tanta attesa è arrivato il giorno della mia partenza in Sicilia.
Ho aspettato anni prima di decidermi a fare il biglietto, volevo essere pronta io, ma soprattutto volevo che fosse pronto lui e la mia famiglia. Desideravo partire con leggerezza, senza pensare che c’era qualcuno scontento e preoccupato. E quando ho “chiesto” di partire e ho ricevuto un sorriso spontaneo ho capito che avevo scelto il momento giusto.

I dieci giorni in Sicilia sono stati meravigliosi, una delle vacanze più belle che abbia fatto. Sono partita sola, senza avere pensieri i giorni prima e con l’emozione di chi sta iniziando un nuovo percorso di vita.
È stato tutto troppo semplice, come piace a me.

… Il viaggio in aereo dopo mesi che non lo prendevo, la felicità di scoprire una terra sconosciuta alla quale sono comunque legata, la curiosità di assaporare un altro modo di vivere.

Mi sono lasciata andare e ho trattenuto per me le grandi emozioni.

Mi hanno accolto, coccolato, amato come una di loro; mi hanno dato emozioni che mai avevo ricevuto.
Io che detesto stare al centro dell’attenzione, che traggo riflessioni ascoltando gli altri mi sono ritrovata ad essere quotidianamente al centro dell’attenzione.

Guardata. Rivelata. Lusingata.

Sono rimasta molto sorpresa di sentire così tanto affetto nei miei confronti. Le mie abitudini sarde non mi hanno aiutato ad essere cortese come sono loro, ma me la sono cavata con la spontaneità e un po’ di sano autocontrollo.

Ho cercato di essere me stessa e di non far vedere a nessuno quello che ho provato nel capire quanto c’è di vero e di bello nella mia vita e nel rapporto che da tempo coltivo con amore.

I dieci giorni sono volati tra visite ai vari paesi, acquisti folli, attenzioni romantiche e regali di tacita approvazione.
Le tante emozioni non mi permettono di raccontare altro di questo viaggio:  è tutto troppo grande.
E ritornare alla mia solita vita è impensabile.

Mi sono sentita troppo amata, ecco!

Siracusa – Teatro Greco

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Tra me e me

Dopo due mesi no stop oggi ho trascorso la domenica in completo relax. Senza sveglia né pensieri quotidiani la giornata è quasi finita, ma sono contenta di aver ricaricato le batterie.
Sì perché in questi ultimi venti giorni mi sono sentita veramente scarica. Ho cambiato le mie abitudini tant’è che la mia vita ha subito scossoni a dir poco importanti.
Questi due mesi sono stati massacranti perché i miei due lavori sono concisi e ho trascorso i giorni a lavorare dalla mattina presto fino a tarda notte.

È stato massacrante, ma è passato.
.. perché ormai un lavoro l’ho finito e ora mi resta solo quello a tempio pieno.
E dopo tre svenimenti in tre settimane, dopo aver scoperto che devo essere operata al ginocchio oggi finalmente è tutto finito.

Ieri è stato un sabato speciale. È stato un sabato in cui mi sono svegliata più tardi e sono uscita a fare shopping. Che lavorare senza poter fare quello shopping compulsivo che da sempre sognavo non immaginavo potesse succedere nella realtà.

Mi sono trattenuta battezzata e amata.

Mi sono sentita un pavone (mancato).
Ed è stato speciale fare un regalo ad entrambi i miei fratelli, un regalo più grande alla mia cara sorella che in questi mesi mi ha ascoltato, consolato e supportato sul fronte.
Ho speso quattrocento euro in due ore e non me ne sono pentita. Ho fatto regali come se fossi babbo natale e aspetto che arrivi la volta di regalare qualcosa anche a mia madre, che ieri è stata la mia accompagnatrice e qualcosa l’avrebbe voluta anche lei.
Ho ricaricato le batterie sì. E ho capito che un kg in meno si vede anche troppo, ma che non importa, perché meritavo soltanto un weekend di relax e pace.

Vorrei avere più tempo per me, questo sì, ma oggi è l’inizio di un nuovo periodo, in cui non ci saranno più  due lavori, no, ci sarà la primavera, il sole, le mail alle amiche lontane, le lacrime versate mentre penso al passato recente, penne nuove da consumare e nuove agende da riempire.

Ci saranno libri da acquistare, perché ora me lo posso permettere.

 

Cronache di “poveri” fratelli

Tutto è come dev’essere.
La notte indurisce la polpa dei frutti, risveglia il desiderio degli insetti, calma l’inquietudine degli uccelli, rinfresca la pelle dei rettili, fa danzare le lucciole.
Si, tutto è come dev’essere.

L. Sepùlveda, Le rose di Atacama

Ieri è stato un sabato diverso …
Vedere mio fratello, dieci anni più piccolo di me, con il capogiro e piegato in due per aver bevuto troppo non era previsto nella mia tabella di marcia.

Il suo viso spaesato, impaurito, tenero.
Il suo silenzio.

Siamo tornati a casa tutti insieme, come un’allegra famigliola di ritorno dalla gita domenicale, e non ci ha avvertito che stava per sentirsi male. Eppure dovevo rendermi conto che non parlava, non faceva battute, che mancavano le solite smorfie tra di noi.
Ridevo senza capire.

Il suo viso bianco, innocente, annebbiato.

Abbiamo fatto il caffè, sveglie con lui fino alle 3.30. Tutto il sonno che avevo era sparito, e non avrei mai preso sonno con la paura che stesse ancora male o avesse bisogno di qualsiasi cosa. Non avrei dormito pensando che se mio padre si svegliava e lo trovava così sarebbe stata la fine.
E allora ero pronta a dire che ero stata male io, che tutto quel caos notturno era colpa mia.
Si.
Ho dormito tutta la notte con questo pensiero. E stamane avevo già la faccia di cartone pronta per una mezza verità voluta, desiderata e studiata dal trio famigliare.
Il suo viso è ritornato come quello di sempre: spiritoso, beffardo, colorito.
E oggi le smorfie non sono mancate. Le mie carezze sui capelli hanno riportato tutto alla normalità.

E dire che va svezzato, ma anche no.