Un inutile spreco di forze

Capita che nei momenti in cui dovresti passare ogni giorno a raccontare i cambiamenti della vita getti la spugna e ti arrendi al tempo, quasi come che le parole non avessero più importanza, quasi che tutto ciò che ruota attorno a questi cambiamenti fosse cosa da poco.
Ebbene, forse è la scelta più semplice, forse non raccontare, non scrivere equivale a rifiutarsi al cambiamento stesso come a dire “no, non sta succedendo niente, la mia vita non deve cambiare e continuerò a vivere nella mia solita normalità”.

È un assalto al tempo, un combattere contro i mulini al vento.
Un inutile spreco di forze.

Che tanto poi in quei minuti in cui ti guardi allo specchio sai benissimo come stanno le cose e a te stessa non puoi dire bugie, non puoi mentire. E mica sei scema, lo sai che i giorni passano e così anche i mesi e poi ti ritroverai a perdere tutti questi bei ricordi, tutto quello che ti ha arricchito, deluso, fatto gioire e cambiato.
Non importa, le parole non ti aiuteranno, anche se l’hanno sempre fatto.

Oggi contano solo i libri e aggrapparsi alle loro storie, le uniche che non permettono di pensare.

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L’adrenalina che disarma

Il prurito ai capelli mi spinge a darmi una calmata. Perché non si può far tutto e vivere le giornate sempre alla ricerca di informazioni nuove, di qualche impegno inaspettato, dell’ora in palestra a cui non si può rinunciare…

Lavoro a tempo pieno.
Pezzi da consegnare.
Zumba con cui scaricarsi e divertirsi.
Appuntamenti in quelle due ore libere dopo pranzo.
Ripetizioni d’italiano a quella bimba bellissima che ti corrompe con uno sguardo.
Un sito internet da aggiornare e gestire.

Potrei continuare a raccontare per ore di tutti gli impegni della settimana che non sempre riesco a far coincidere. Non sono mai contenta, cerco sempre qualcosa di diverso per non annoiarmi, per non avere tregua. Mi viene in mente una nuova idea e la voglio a tutti i costi portare avanti, mi si prospettano alternative a questa mia vita troppo stabile e piatta e non rinuncio, contratto per l’iscrizione all’albo dei pubblicisti e non mi spaventa l’impegno a cui vado incontro per due lunghi anni.

Posso continuare così?
Arriverà il giorno in cui il mio fisico non ce la farà più e dovrò fare una scelta?

In questa domenica di pace mi aggrappo alle ore come se fossero linfa vitale. E mangio schifezze che non dovrei mangiare, guardo un film per intero come non succedeva da anni.

Attendo la fine di questa giornata con la speranza che la settimana mi riservi anche un po’ di tranquillità.

e quell’insensata speranza che non sia vero

Hermann è scatenata. Si sente donna manager, lo vedo da come si muove. Ha la terza media, ci scommetto. Questo mondo le ha dato l’opportunità di sentirsi qualcosa. Qualcuno è già un passo successivo, non chiediamo troppo. L’Hermann-Qualcosa ha una sorpresa per noi. Gli obiettivi sono allucinanti, duecento appuntamenti al mese per tutte […] chi raggiunge gli obiettivi avrà premi “misteriosi”. Il senso dell’humor non le manca, almeno quello. Ma il tocco di classe arriva ora.
«Ragazze, sono così sicura che questi obiettivi siano alla vostra portata che ho scommesso con BillGheiz (il boss) che se non li raggiungete mi licenzio.»
Hermann che mette il suo posto di lavoro in gioco per noi! Ma non possiamo accettarlo. È una responsabilità troppo grande sapere che se non raggiungiamo l’obiettivo tu perderai il posto!

È bellissimo e agghiacciante allo stesso tempo. Nessuna delle ragazze si rende conto della manipolazione. Rosina è veramente terrorizzata dall’idea di causare il licenziamento di Hermann con la sua inettitudine sul lavoro. Da domani ci darà dentro, sicurissimo.
Hermann e BillGheiz si lanciano uno sguardo che è un poema di marketing spinto. Sono un’associazione a delinquere e lo vedo solo io. E vabbè, verrà il momento della consapevolezza collettiva.

[…] verrà il mio momento, sarà succulento.

Il mondo deve sapere, Michela Murgia

E continuo a leggere questo libro autobiografico, [dopo aver terminato Sunset park amandolo profondamente]  in una domenica di fine agosto ventilata e piacevole. E penso a quanto sia deprimente capire che Il mondo deve sapere racconta una verità tanto vicina  e reale ai nostri occhi.

Una verità agghiacciante e triste.
Stupida e ingiusta.
Inaccettabile.

# dei cambiamenti

É arrivato il momento di dare una svolta alla mia vita e soprattutto al mio blog.
In questo spazio non c’è più posto per questa parte di me, così emotiva e sensibile, a volte troppo aperta.

Il mio blog ha bisogno di freddezza e caparbietà, di un cambiamento.
Non so ancora cosa ne sarà di lui ma credo che ne valga assolutamente la pena!

Non ruberete i miei sogni

e  pensò che quando  si è veramente soli è il momento di misurarsi con il proprio io egemone che vuole imporsi sulle coorti delle anime. 

A.Tabucchi 
Sostiene Pereira

Mesi di silenzio e di sbalzi d’umore.
Di attimi spesi fino all’ultimo secondo.
Di occasioni colte.
Di cattive parole vomitate guardandomi negli occhi.

In questi mesi il mio silenzio corrisponde a consapevolezza.
…perché ho capito che l’invidia delle persone che mi circondano non potrà mai finire. E quei sorrisi che mi rendono migliore, fare spallucce con superiorità agli insulti e alle provocazioni alimenta ulteriori gelosie.

E allora, quando si supererà il limite? Quando arriverà il giorno in cui ogni scusa non avrà valore, ogni riappacificazione darà spazio solo a sguardi assenti?

La mia indifferenza è così tagliente che mi ritrovo ad essere felice di dare fastidio, mi piace non guardarvi negli  occhi se mi insultate, non degnarvi di nessuna attenzione mentre vi pavoneggiate senza meriti.
Perché io in questi mesi di silenzio mi sono aggrappata alla disperazione e ho cercato uno spiraglio di luce, una via d’uscita da tutta la mediocrità che mi sta attorno. Ho combattuto per i miei sogni, e me li sono ripresa con forza e amore.
Sogni trascurati e non coltivati, pronti a marcire nel profondo del mio cuore.
Il mio silenzio ha dato spazio a una nuova vita, la vita di una donna che non rinuncerà più!

Domenica di niente

Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo
poeta difenditi con ferocia
il tuo sguardo son cento sguardi
che ahimè ti hanno guardato tremando.

Alda Merini

Fra le tante cose che si possono fare durante la domenica io ho scelto di non fare niente. Si, perché più niente non riesco a fare.

Aspetto tutta la settimana che arrivi la domenica e mi riprometto sempre che non mi impigrirò. Leggerò “quel” libro che sta sullo scaffale da troppi mesi, riprenderò a scrivere sul mio primo blog [a cui continuo ad essere affezionata, a cui resto aggrappata come al mio passato], manderò una mail ad un’amica lontana, ricercherò nuovi siti di e-recruitment  [si, sto cercando un nuovo lavoro].
Mi riprometto di fare un’insieme di cose che poi puntualmente non faccio e quando la sera vorrei tornare indietro alle prime ore del mattino, ormai è troppo tardi: una nuova  [brutta] settimana mi aspetta.

La domenica è mia e solo mia.

Non ha uno schema predefinito, non c’è il collega a cui fare il sorriso di malavoglia [e ascoltare i suoi tremendi discorsi che non hanno un filo logico nella vita e nella mente di qualsiasi persona normale esista al mondo], né è presente la mia nuova vita ricca di cinismo tutt’attorno, d’incomprensioni, false attese e alienazione.
È una domenica in cui può starci dentro solo chi amo, solo chi si presenta a casa mia con delle rose senza un motivo preciso se non quello di farmi felice e strapparmi un sorriso vero.
In questa domenica, calda e raffreddata, non c’è posto per le cose materiali, non scrivo parole per qualche euro, non faccio una lista di quello che vorrei comprare durante il mese.

In questa giornata di niente c’è spazio per tutto quello di cui avevo bisogno per sentirmi più leggera!

Colpire dove non puoi difenderti

Tu eri la verità, il mio confine, 
                   la mia debole rete,
                   ma mi sono schiantata
contro l’albero del bene e del male,
ho mangiato anche io la mela
della tua onnipresenza
e ne sono riuscita
vuota di ogni sapienza 

Alda Merini 

 

Quando arriva la sconfitta smetti di pensare. Smetti di credere. Di ridere.
Arriva senza preavviso, senza un motivo valido, ti colpisce dove non puoi difenderti.

È una sconfitta lenta, agghiacciante, che ti leva il terreno in cui cammini ogni giorno da tempo, serenamente. È una sconfitta che vorresti distruggere, prendere a calci, morsi e pugni.
Inutile.
Troppo tardi. Ti ha annientato.

Strano come qualcosa di così astratto possa avere così potere. Strano quanto reale.

… eppure litigare spesso aiuta a spiegarsi, conoscersi, capirsi … aiuta a trovare una stabilità di coppia più pura e giusta, di quelle che ti fanno andare avanti per un percorso definito.
Ma io dal litigio ne sono uscita sconfitta.

Senza avere offeso, senza aver ricevuto una parola più mite o soltanto più leggera, con sola indifferenza.

Il peso delle parole rimbomba dentro la mia testa, dopo una notte insonne e priva di forze.
Non trovo consolazione nella mia sconfitta. Solo rabbia per una debolezza che non vorrei avere. E certezze che mi passano davanti mentre mantengo congelate lacrime che oggi non sono meritate.